• acromomagazine

Intervista a Damiano Azzizia e Eder Olguin, artisti della mostra virtuale "Still"

Damiano Azzizia è un artista italiano, nato nel 1993 a Martina Franca (TA) e formatosi presso l'Accademia delle Belle Arti di Bari. Le sue opere, di piccolo formato, sono spesso ambientate in una dimensione quotidiana che appare silenziosa e vuota. Anche la figura umana è assente, ma la sua presenza viene fortemente percepita.


Eder Olguin nasce a Puebla (Messico) nel 1989 e ha una formazione in parte italiana, acquisita durante i suoi quattro anni di permanenza a Napoli come studente dell’Accademia di Belle Arti. Le sue opere, che si ispirano ai movimenti d'avanguardia, raffigurano l'uomo e raccontano attimi in sospensione della vita quotidiana, in cui non si svolge nessuna azione.


Prima della mostra “Still” avevate già presentato alcuni vostri lavori all’interno di uno spazio virtuale? Come è stato cimentarsi con uno spazio così diverso dall’ordinario?


D: "Still" è stata per me la prima esperienza di mostra virtuale, all’interno di uno spazio interamente ricostruito in virtuale. Ho accolto la proposta positivamente e sono stato fin dall'inizio incuriosito dall'evoluzione che avrebbe preso l'evento. Un'esperienza che ha messo in luce prospettive del tutto nuove in riferimento al come concepire una mostra, specialmente se a distanza. Grazie a Lorenzo Galuppo, curatore della mostra e al lavoro dei ragazzi che gestiscono la piattaforma, abbiamo avuto modo di confrontarci a riguardo e stabilito le linee guida per questo progetto. Penso che l'esperimento abbia funzionato, anche in riferimento all'interazione avuta con la gente che si affacciava a visitare la mostra; inoltre, la modalità virtuale ha permesso di superare alcune barriere tra osservatore/visitatore ed evento artistico, la curiosità destata, ha permesso a chiunque di intervenire e partecipare all’evento. Ovviamente non potremo mai paragonarla alla visione reale di una mostra. Inizialmente anche per me è stato abbastanza estraniante, per quanto possiamo curarne i dettagli, la percezione dell’opera si modifica; però è anche vero che in questo modo abbiamo l'occasione di essere più presenti e attivi nelle realtà artistica che ci circonda.


E: Mai. "Still" è stata la mia prima esperienza del genere. Sono molto contento del risultato. Presentarsi ad una mostra digitale ci costringe a lavorare ed interagire in un modo completamente nuovo. Personalmente sono convinto che gli spazi digitali non arriveranno mai a sostituire l'esperienza di visitare una mostra o un museo. La cultura si adatta alle nuove tecnologie, in questo senso le piattaforme online ci offrono una serie di vantaggi che dobbiamo ancora sviluppare. Sono curioso di scoprire l'impatto che le nuove tecnologie avranno nel mondo delle arti visive.


Le opere in mostra esprimono sensazione cariche di solitudine e attesa; una quotidianità ormai ben nota a chiunque. Che risvolti pensi potrà avere un momento di sospensione come quello che abbiamo e stiamo vivendo nel mondo artistico contemporaneo?


D: Le opere che di solito realizzo raccontano sempre di una realtà isolata e singolare, una realtà in continua attesa di qualcosa che accada, prima o poi. Una realtà che ha come luogo prescelto la casa, simbolo per eccellenza, ma spazio anticonvenzionale e personalissimo, dove ognuno di noi è libero di viverlo a modo proprio. Una dinamica che ci ha caratterizzati in questo periodo, accrescendo da una parte quel concetto di protezione che di solito riscontriamo nel luogo della dimora, luogo che sempre ci accoglie e custodisce; dall'altra però la costrizione a vivere assiduamente quei luoghi, più del quotidiano stesso mi verrebbe da dire, così presenti e immobili che quasi ci conducono alla pazzia. Ho avuto modo di ricevere numerose informazioni dall'ambiente in cui vivo, nuovi spunti interpretativi mi hanno permesso di allontanarmi dall'idea di scontatezza dell'immagine, accogliendo invece l'aspetto interpretativo e di continuo mutamento.

In maniera del tutto personale, penso che utilizzerò questa "sospensione" per riflettere. Fermarsi e riflettere su quello che sta accadendo penso sia la migliore cura per riemergere al meglio, con la consapevolezza di manifestarsi nel proprio processo artistico.


3. La solitudine è un elemento costante nei tuoi paesaggi domestici, dove la figura umana è assente e presente allo stesso tempo. Le opere in mostra sono sia del 2018 che del 2020. Come pensi che si sia evoluto questo soggetto che hai rappresentato nel corso di questi due anni?


D: Credo che l'opera sia sempre in continua evoluzione anche se noi stessi non siamo in grado di percepirlo immediatamente, bastano pochi dettagli e la scena prende una piega, un taglio, una colorazione totalmente differente. Penso che la continua sperimentazione comporti una naturale trasformazione; nel mio lavoro sono andato a ricercare una forma di sintesi dell'immagine, una sottrazione alla forma che mi conduce a narrare pochi elementi. Seppur le opere in mostra narrano di un solo soggetto, cioè sedie, anch'esse si modificano nella loro visione e nel loro spazio.

Seppur la percezione dell'immagine ci permette di visualizzare la sedia nel suo complesso, nonostante ne sia riprodotta solo la parte superiore, la visione muta nel momento in cui vengono rappresentate più sedie che con la loro posizione sembrano colloquiare, creando dei rapporti introspettivi differenti.


Catisofobia di Damiano Azzizia


In che modo l'esperienza in Romania ha contribuito ad approfondire la tua ricerca artistica?


D: L'esperienza in Romania è stata funzionale alla crescita artistica, così come il visitare una nuova realtà, una cultura con usanze differenti hanno permesso di acquisire delle diversità.

Sicuramente ho avuto modo di approfondire e sperimentare la narrazione dell'immagine che mi piace far emergere nel mio lavoro, tramite serie pittoriche o immagini comunicanti una storia. Il lavorare su superfici di piccolo formato, composte tra di loro, con tonalità quasi illustrative e pastellate, mi portava su una linea quasi opposta alla realtà pittorica rumena, fatta di opere molto grandi e materiche che mi stimolavano particolarmente. È stata una bellissima esperienza formativa, che mi ha permesso di crescere e ampliare le metodologie e le tecniche nella rappresentazione. Anche l'utilizzo del cartone ha assunto un ruolo differente in questo periodo, acquistando maggiore irregolarità e precarietà, mettendo in luce la funzione del materiale che emerge dal suo ciclo attitudinale, diventando attiva e non più subordinata alla pittura.


I tuoi dipinti in mostra fanno parte della serie "Isolation journal"; ogni quadro della serie sembra voler rievocare delle immagini che appartengono ad una memoria collettiva. Che risvolti pensi potrà avere un momento di sospensione come quello che stiamo vivendo nel mondo artistico contemporaneo?


E: Credo che ci vorrà un po' di tempo per riuscire a digerire l'esperienza di questo periodo particolare. "Isolation Journal" è un racconto della solitudine e dell'introspezione, un momento che si ferma e che sembra non finire mai. C'è tanto da imparare da tutto questo. Penso che ci siamo resi conto di quanto importante sia il contatto con gli altri, amici, famiglia, colleghi, l'interazione sociale in generale. L'arte del nostro tempo si rivolge più che mai all'esperienza personale e collettiva. Molti artisti contemporanei lavorano già da un po' di tempo con problematiche sociali e politiche, penso che la situazione attuale servirà a rafforzare questa tendenza.


Sei originario del Messico, hai studiato a Napoli ed ora lavori in Francia. In che modo questi luoghi hanno influenzato la tua ricerca artistica?


E: Inevitabilmente sono stato influenzato. In un certo senso mi sono sempre sentito straniero. Credo di essere un osservatore. Ho un legame molto stretto con ogni posto nel quale ho vissuto. Queste esperienze mi hanno arricchito non solo artisticamente, ma anche da un punto di vista personale. Per me non ha senso parlare di una "scuola italiana" o di una "scuola francese" se si parla dell'arte contemporanea. Cercare di rientrare in categorie del genere è chiudersi alla possibilità di scoprire e di esperimentare tante cose. Ironicamente l'unico modo per rendersi conto di questa realtà è uscire dai luoghi comuni.


Ti ispiri sia ai movimenti storici d’avanguardia che all’arte contemporanea. In che modo le tue opere si pongono in dialogo con essi?


E: I movimenti d'avanguardia hanno messo in questione il canone estetico dell'arte precedente, privilegiando un atteggiamento personale rispetto a quello che era normalmente accettato. La mia ricerca artistica parte dalla considerazione della pittura come un linguaggio autonomo, con le sue regole e problematiche. Da un punto di vista tecnico, la mia pittura si ispira all'avanguardia nella ricerca della qualità plastiche delle opere. Dall'altra parte mi sembra che l'arte contemporanea sia molto più conscia del ruolo del sociale nell'arte. Negli anni recenti la ricerca artistica ha smesso di prediligere soggetti trascendentali per rivolgere il suo sguardo verso la società, le persone, le interazioni, i nostri modi di vivere. Penso che il mio lavoro faccia parte di questa tendenza: le mie opere raccontano la vita quotidiana, oggetti banali, momenti in sospensione dove non si svolge nessuna azione.


Apparition Rose di Eder Olguin


State preparando qualche progetto futuro che vi andrebbe di raccontarci?


D: Ci sono vari progetti artistici che mi piacerebbe portare avanti: progetti presenti che sono già iniziati ma che devono ancora approdare, trovare una conclusione, ma purtroppo in questo periodo risulta difficile pensare giorno per giorno cosa si deve fare; allo stesso modo anche per i progetti futuri, con la variante che questi ultimi devono ancora nascere e trovare una collocazione. È davvero complicato avere e conservare dei progetti visto la fugacità del susseguirsi delle cose, il continuo cambiamento ci rende vulnerabili e si è costretti a ritornare indietro.


E: In questo momento sto lavorando ad un progetto espositivo curato da Ilaria Monti. La mostra si terrà a Parma, purtroppo la crisi sanitaria ci ha costretto a cambiare le date originali. Sarà una mostra personale nella quale si presenteranno anche opere create appositamente.



100 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

© 2020 by ACROMOMAGAZINE. Proudly created with Wix.com

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now