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Intervista a Federica Angelino

Aggiornato il: 25 nov 2020

Il lavoro di Federica Angelino, fotografa milanese classe '95, si concentra sul corpo, sulle interazioni e sul paesaggio urbano o naturale. Abbiamo avuto il piacere di conoscerla all'esposizione Playtiles-The Instant, progettata da Tallulah Studio Art di Patrizia Madau in collaborazione con Isorropia HomeGallery di Milano. Riportiamo qui di seguito la sua intervista:


Da dove nasce la tua passione per la fotografia?


Nasce sfogliando gli album di famiglia. Ho vissuto il passaggio generazionale dalla fotografia analogia a quella digitale, notando una discontinuità di documentazione fotografica familiare. La fotografia analogica ha una fisicità e per me ha sempre avuto un ruolo importante perché mi permette di archiviare il mio vissuto, lasciando una traccia fisica del mio operato e del mio percorso.


La fotografia è un mezzo di indagine della realtà, dove si orienta la tua ricerca?


La mia indagine trae spunto dal libro Coming of Age in Samoa dell'antropologa Margaret Mead (principale esponente di una corrente definita studi di cultura e personalità). Il mio focus identitario è incentrato sull'intimità dei corpi e sulla ricerca antropologica culturale che è frutto di incontri, viaggi, collaborazioni, immagini e natura. Mi concentro sulle culture suburbane che esprimono loro stesse attraverso stili e linguaggi e presto particolare attenzione alle problematiche sociali attuali.


Quali strumenti utilizzi di solito?


Utilizzo principalmente la macchina fotografica analogica Nikkormat con obiettivo 50 mm e 36-72mm. Scatto anche in digitale utilizzando una Nikon D750 con obiettivo 50mm e 24-120mm.


C'è qualche caratteristica che ritorna sempre nelle tue fotografie?


La caratteristica ricorrente è il mio approccio verso l'approfondimento delle culture e subculture con l'intento di analizzarle in modo approfondito. Identifico il particolare per me determinante evidenziandolo attraverso l'obiettivo fotografico restituendo uno spaccato di realtà.

Indago il corpo attraverso la meccanica della macchina fotografica, archiviando scatti che raccontano il luogo, il periodo storico e la cultura del momento. L'obiettivo del lavoro è entrare a far parte di una comunità e raccontarne le sfaccettature che non sempre vengono catturate. Traggo sempre ispirazione dagli aspetti marginali dei contesti urbani, mostrando le variazioni ed esprimendo l'atipicità attraverso il linguaggio fotografico.


Abbiamo visto il tuo lavoro nell'ambito della mostra "Playtiles-The Instant", in cui le tue fotografie sono state accostate a quelle di altre due fotografe. Cosa vi differenzia e cosa, secondo te, vi accomuna?


Playtiles-The Instant è un progetto fotografico curato da Patrizia Madau (Tallulah Studio Art) che unisce e mette in dialogo Donata Clovis, Donatella Izzo e i miei lavori. Artiste diverse per generazione, estetica e stile ma accomunate dalla predilizione per la fotografia come mezzo narrativo e di indagine della realtà. Il fil rouge che permette di avvicinarci riguarda la ricerca sensoriale e lo sguardo documentaristico che caratterizza le fotografie, sia in modo intimista che in una prospettiva di analisi della collettività.


Tra le foto esposte alla mostra, a quale sei più "affezionata" e perché?


La fotografia a cui sono più legata sicuramente rientra nel progetto fotografico analogico derivante dall'errore nato in camera oscura mentre sviluppavo il rullino. Questa serie comprende 36 pose, scattate a Parigi.

Nell'effettuare lo sviluppo in camera oscura ho utilizzato erroneamente degli acidi scaduti che hanno reso la pellicola quasi del tutto trasparente. Per cercare di rimediare all'errore ho tentato di contrastare al massimo le immagini e con gioia sono riuscita a ottenere le immagini che pensavo di aver perso per sempre. Per questo motivo sono affezionata a queste immagini, in particolare alla fotografia "Shhh" esposta recentemente da Isorropia HomeGallery.

Mi aveva molto colpito il contrasto tra il murales dell'artista Jef Aérosol che esorta a silenzio e i ragazzi che nella piazza giocavano a calcio.

La fotografia è stata stampata su un supporto di plexiglass antigraffio che si chiama Lumaframe, ricorda volutamente la lucentezza del rullino per esaltare il punto di partenza di questo progetto fotografico.


Shhh, 2019, 30x40cm


Tour Eiffel, 2019, 30x32cm


Sei giovanissima (classe '95), quale consideri il tuo traguardo più importante finora?


Io considero tutti i traguardi come punti di partenza, guardo verso il prossimo obiettivo. Arrivare a colpire e a stupire le persone che si soffermano sul mio lavoro è il traguardo senza dubbio più importante per me.


Hai già in cantiere qualche progetto futuro?


Ho molti progetti futuri che sto sviluppando. In questo sto lavorando a un progetto importante inerente la cultura dello skateboard che purtroppo non ha esordito per la prima volta nella storia come sport alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Con l'anno nuovo sarò felice di presentare per la prima volta la mia pittura su fotografia. Un altro progetto ambizioso è quello di lavorare per supportare altri artisti emergenti. Sto sviluppando, in società con altre persone, un sito alfine di valorizzare e presentare artisti talentuosi. Si tratta per me di un progetto speciale perché vuole divulgare e rendere più accessibile a tutti le varie forme d'arte.




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