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Intervista a Nausica Barletta e Michele D'Amico

Abbiamo intervistato Nausica Barletta e Michele D'Amico, artist* che hanno partecipato a ReA! Fair: la fiera indipendente di cui vi abbiamo parlato un paio di settimane fa (clicca qui per leggere l'intervista alle organizzatrici di ReA! Fair).


Nausica Barletta, classe 1991, si è diplomata presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria nel 2017. Nelle sue opere si concentra sull'utilizzo della materia come mezzo di trasformazione, azione e reazione. Attualmente, i suoi progetti artistici riflettono sui concetti di luogo e di casa, elementi utili per riflettere sull'identità umana.


La tua ricerca artistica si concentra sul concetto di casa e di luogo, in che modo?

L'intento della mia ricerca è quello di tradurre in immagini delle interpretazioni riguardo i significati che questi due concetti posso avere nel contesto personale ma anche in quello collettivo. Queste non si pongono come risposte o prese di posizione, ma come punti di vista e in sé riprendono scenari e immaginari appartenenti alla collettività, ma anche ad una dimensione più intima. Tra gli interventi artistici in cui affronto questi temi c'è "Luoghi", un lavoro composto da serigrafie che, tramite foto e carte geografiche impresse su del tessuto, evocano nell'immaginario terre e città del Mar Mediterraneo, soggette al fenomeno dell'emigrazione. Le immagini sono contaminate e celate da macchie di colore che negano una lettura precisa e che suscitano sensazioni di smarrimento e incertezza, le stesse sensazioni che possono generarsi dalla perdita di un riferimento geografico, sociale e culturale. Orizzonti sfocati e dai contorni incerti sono accompagnati da coordinate geografiche che mettono a fuoco i luoghi descritti, aiutando il fruitore a ridefinirli nel proprio immaginario. Se in questo caso il concetto di luogo viene indagato da un punto di vista comune, il progetto "Case" sviluppa una visione più introspettiva: affronta il concetto di luogo paragonando il simbolo della casa a quello dell'identità umana, sottolineando così il valore dell'essere umano come "contenitore" di memoria, di storia e di vissuto. La forma modulare presente nei lavori, che richiama le abitazioni dei borghi calabresi, diventa una presenza costante che viene accostata a oggetti e materiali diversi per raccontare metaforicamente realtà appartenenti ad una dimensione personale, ma che trovano risonanza anche in un contesto comune. Attingere ad una forma presente in un territorio è un modo per riflettere sull'importanza di perpetuare l'identità dei luoghi e sulla necessità di mantenere vive le loro peculiarità, permettendogli così di proiettarsi in una realtà globale, senza perdere il valore delle proprie radici e della propria storia.


Ti focalizzi sui materiali, quali utilizzi e con quale finalità?


Nonostante il mio percorso artistico sia nato grazie alla pittura, nel tempo ho avvertito la necessità di rapportarmi con materiali e strumenti diversi, che mi aiutassero a concretizzare idee e concetti in modo molto più fisico e tangibile, permettendomi di realizzare dei lavori che non fossero completamente "compiuti" ma che avessero un margine di cambiamento, di evoluzione, che esprimessero un senso di precarietà.

Ho iniziato a lavorare con elementi come l'acqua e il calore, agenti naturali fonte di continua rigenerazione e rinnovamento, realizzando delle installazioni, nelle quali il processo di cambiamento del materiale genera risultati visivi diversi.

Successivamente, ho scelto materiali e oggetti comuni, le cui caratteristiche acquistano non solo un valore estetico ma anche semantico. Tra questi c'è la rete, realizzata attraverso l'intreccio, gesto che mi ha permesso di riflettere sui diversi significati che il termine in sé racchiude: in un momento storico in cui l'astratto, l'aleatorio occupano un ruolo determinante, la creazione di intrecci e reti che si espandono, che pervadono lo spazio, che lo ostruiscono, riportano questo oggetto ad una dimensione fisica.

Ma credo che "Case" sia il progetto in cui la scelta della materia acquista maggiore significato e in cui la sua potenza si esprime grazie alla capacità di veicolare dei concetti precisi. Nel progetto non ci sono limiti e restrizioni riguardo la scelta e l'utilizzo del materiale: ogni lavoro nasce richiamando la forma della casa che acquista una lettura diversa in base al modo e al mezzo con la quale viene realizzata.

Ricorro spesso all'utilizzo del cartone, la cui fragilità sottolinea la possibilità del suo deteriorarsi nel tempo. A questo si succedono materiali come il ferro, lo specchio, la terra, la gomma piuma: ogni lavoro diventa un’esperienza diversa che di conseguenza necessita di nuove possibilità fisiche e materiche per manifestare il proprio valore.

Casa n.4, 2017, ferro, vetro, acqua, colorante

Lo scorso mese hai partecipato a Rea! Fair, fiera indipendente di artisti emergenti. Lì abbiamo potuto vedere "Casa n. 5" e "Casa n. 7", realizzata con forbici e gommapiuma. Come hai trovato questa iniziativa? 

Ho scoperto Rea Art Fair! attraverso le piattaforme online che si occupano di arte. Ciò che ho trovato maggiormente interessante è stata la scelta di dedicare l'evento alla giovane arte contemporanea, permettendo ad artisti nazionali e internazionali di esporre all’interno degli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano. Le curatrici sono state attente nel capire e nell'approfondire il significato delle opere e della ricerca artistica che ne sta alla base; credo che questo approccio sia fondamentale per creare un evento che abbia come fine, oltre l'esposizione e magari la vendita, il dialogo e il confronto con l'arte e gli artisti ospitati all’interno di essa.

Casa n. 7, 2019, forbici, gommapiuma


Vuoi parlarci dei tuoi progetti futuri?


Penso che la cosa più importante per un artista sia quella di avere spunti e stimoli nuovi e forti, capaci di rigenerare e mettere in discussione il proprio lavoro e i concetti che lo caratterizzano.

Tra i miei progetti c'è sicuramente l'intenzione di fare più esperienze possibili e di entrare in contatto con persone, situazioni e spazi capaci di rafforzare e maturare il mio modo di comunicare attraverso l'arte.


Michele D'Amico si è diplomato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Il suo lavoro, che si caratterizza per un uso figurativo della pittura, si origina dall'osservazione della vita quotidiana.


Sei giovanissimo, classe '98, quali sono state le tue prime esperienze significative in ambito artistico?


La prima volta che ho esposto in maniera ufficiale è stato nel 2019, grazie alla quinta edizione dell'Open Day di Brera. Per quest'esposizione è stato selezionato un mio dipinto a olio di piccole dimensioni (40 x 40 cm, senza titolo) dove avevo interpretato un vaso trasparente con all'interno dei tulipani. In quest'occasione sono stato uno dei quattro vincitori della seconda edizione del Premio Equita per Brera. Equita, per chi non lo sapesse, è un'azienda bancaria italiana indipendente che ha creato una partnership con l'Accademia di Belle Arti di Brera, mirata alla premiazione di giovani artisti. È stata la mia prima esperienza significativa e un primo passo verso quello che è il mondo espositivo dell'arte.


Utilizzi la pittura come mezzo, su cosa si orienta la tua ricerca?


Attualmente la mia ricerca pittorica si basa su elementi e scene strettamente autobiografiche, dove non può di certo mancare il mio corpo in primis, gli oggetti che tocco e osservo quotidianamente, qualche volto familiare e in generale tutto ciò che risiede nella mia memoria. La pittura mi dà la possibilità di muovermi in uno spazio verticale che è quello della tela, per me luogo di libertà espressiva. Principalmente le mie opere nascono dall'osservazione e lo sguardo che io rivolgo alla realtà in cui vivo ogni giorno. Il mio modus operandi prevede quasi sempre una serie di fotografie del soggetto o dell'oggetto desiderato, seguita da un continuo disegnare la figura per poi arrivare al risultato finale che è la pittura.


Durante Rea! Fair abbiamo potuto vedere due tue opere, "Dormiveglia" e "Senza titolo". Pensi che questa iniziativa ti abbia aiutato a fare i primi passi nel mercato dell'arte?


Sì, di certo questo tipo di esperienza è un inizio per me, come ad esempio il saper rapportarsi con il pubblico, capire certe dinamiche nella vendita, confrontarsi con il curatore, ed altro ancora. È un'iniziativa che mi ha aiutato a conoscere persone dell'ambito artistico e non solo e questa è una pratica molto frequente in Accademia, il confrontarsi con altri artisti, domandare e curiosare, fondamentale per un artista. Inoltre, colgo l'occasione per ringraziare tutto il gruppo di Rea! Art Fair per avermi dato questa possibilità riponendo fiducia in me.

Senza titolo, 2020


Ti stai già occupando di qualche nuovo progetto che vuoi raccontarci?


Attualmente sono in procinto di laurearmi per il triennio in Arti Visive all'Accademia di Belle Arti di Brera, prevista per marzo/aprile 2021. Spero si possa fare di presenza! Per quanto riguarda la pittura sto lavorando ad una serie di lavori incentrati sul corpo in quiete all'interno di uno spazio chiuso.


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