• acromomagazine

Intervista a Ornella D'Agnano

Aggiornato il: 25 nov 2020

Intervista a Ornella D'Agnano, autrice del saggio critico "Museo e neutralità" redatto per la mostra Project Room Neutral, in esposizione al Museo Temporaneo Navile di Bologna fino al 10 ottobre 2020.


In Project Room Neutral, ora in mostra al Museo Temporaneo Navile di Bologna, sono esibiti quindici artisti diversi tra di loro. La ricerca di non porre un filtro tra lo spettatore e l’opera d’arte, scegliendo consapevolmente una modalità espositiva senza barriere in uno spazio museale completamente aperto, ma non materialmente fruibile a causa della situazione attuale, pensi possa essere la nuova frontiera a cui un museo deve guardare dopo il tremendo periodo appena trascorso?


Il Museo Temporaneo Navile ha scelto, dopo il periodo di lockdown, una modalità espositiva che si presta perfettamente alla fruizione in totale sicurezza. Le opere della Project Room Neutral, così come quelle della mostra precedente, sono fruibili dall'esterno del museo in qualsiasi momento del giorno e (perché no?) della notte. Gli spazi interni sono comunque visitabili su appuntamento. Sicuramente la struttura architettonica costituita da pareti di vetro trasparenti gioca un ruolo fondamentale in questo. Ritengo che la duplice possibilità di godere delle opere dall'esterno e dall'interno sia d'arricchimento per il visitatore. Non credo che questa debba necessariamente la via da seguire - anche perché non sarebbe applicabile indistintamente a tutti i musei - penso però che sia una delle vie e che in questo caso funzioni.

Exhibition Wiew, @AuroreAudiovisivi

Vuoi raccontarci la tua esperienza personale nel momento in cui hai visitato la mostra per la prima volta?


Ho avuto modo di visitare il museo durante l'allestimento della mostra e di ritornarci poi il giorno dell'apertura al pubblico. La scelta del tema e il coinvolgimento di 15 artisti molto diversi tra loro rappresentano una sfida non scontata. Personalmente ritengo che le opere, per quanto distanti tra loro nello stile e nella tecnica, convivano con armonia nello spazio. La chiave di lettura è la pluralità. Basti pensare che sono esposti i lavori di artisti molto giovani (penso, ad esempio a Riccardo Bellelli, studente dell'Accademia ventitreenne) insieme a un'opera dell'appena scomparso - aveva 94 anni - Alcide Fontanesi. La pluralità ha a che fare con la libertà e con una forma di neutralità. Tornando al saggio critico che hai scritto per questa mostra, "Museo e neutralità". Credo che sia un tema estremamente attuale. A causa della situazione in cui viviamo, che fine ha fatto il museo se i visitatori che ne animavano le sale non ne hanno potuto godere e viverlo, si è allontanato da quell’attaccamento atavico al conto degli ingressi per spostarsi su un contenitore più comunicativo?


Il periodo appena trascorso non è certo stato semplice per le istituzioni culturali, costrette alla chiusura. Il virtuale ha preso sempre più piede per cercare di abbattere le distanze e fornire contenuti momentaneamente non fruibili dal vivo. Molte di queste istituzioni hanno continuato a lavorare con il virtuale anche dopo le riaperture. È un mezzo capace di arrivare a tutti, indistintamente, e dunque inclusivo, ma non credo basti. Non può sostituire in alcun modo la fruizione fisica dei luoghi della cultura. Alcuni musei hanno riaperto con ingressi gratuiti o ridotti per venire incontro alle esigenze dei visitatori.

Il MTN è un museo atipico: non ha mai avuto un biglietto d'ingresso, così come non ha una collezione di opere permanenti. Le stesse opere delle varie Project Room, finito il periodo di esposizione, sono disponibili al prestito gratuito ai cittadini e poi tornano agli artisti.

Ha poco a che fare con la materialità delle cose, è questo che mi ha fatto avvicinare e incuriosire. Mi parli di contenitore comunicativo e sì, il MTN lo è. È uno spazio che si inserisce armonicamente nella città e di fatto nasce per amplificare le potenzialità del quartiere Navile. Come? Attraverso l'accoglienza. È un luogo che accoglie le opere, ma non solo. Come scrivo nel saggio, i musei sono fatti di persone per le persone e dovrebbero essere luogo dell'incontro e dello scambio. Anche la mia esperienza, quella che mi ha portata a scrivere il saggio, inizia proprio dall'esperienza dell'incontro.

Exhibition Wiew, @AuroreAudiovisivi

Soffermandoci sul titolo del tuo saggio critico, cosa significa la parola "neutralità" associata a un museo? Perché un museo dovrebbe avere tale caratteristica?


Nel saggio parlo della possibilità che i musei si espongano e prendano parte, diventando organismi attivi, alla vita delle città e delle comunità di cui fanno parte e della possibilità inversa che i musei preferiscano chiudersi in sé stessi, evitando qualsiasi scelta possa rivelarsi scomoda. La seconda opzione corrisponde a scegliere la via della neutralità.

Credo che più che ricercare spasmodicamente la neutralità, un museo debba prendere coscienza del proprio ruolo di attore sociale e delle responsabilità che da questo derivano. Questo per non essere più solo spettatori di ciò che accade attorno, ma veri e propri agenti di cambiamento, organismi che si inseriscono in un terreno per renderlo fertile. I musei devono partecipare alla vita culturale della comunità e aprirsi a narrazioni condivise, contaminazioni e dialoghi, solo così potranno diventare luoghi di azione e relazione, in cui vivere esperienze significative di partecipazione oltre che di fruizione. Non più separazione dunque, ma prossimità tra museo, territorio e comunità. Non più chiusura e univocità, bensì apertura alle pluralità di linguaggi, temi, punti di vista, di voci e di pensieri.

Come dicevo prima, i musei sono fatti da persone per le persone e quindi inevitabilmente rispecchiano le visioni di chi li gestisce e instaurano – con le mostre, le opere, i contenuti – un dialogo con il pubblico. Tutto questo non può essere neutrale perché coinvolge uomini dotati di proprie soggettività e questo approccio conduce inevitabilmente a opinioni non sempre condivise e talvolta in contrasto.

Valentina Medda, The Last Lamentation, @AuroreAudiovisivi

151 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

© 2020 by ACROMOMAGAZINE. Proudly created with Wix.com

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now