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Intervista a Sabrina Vedovotto co-curatrice di Roma città aperta

Abbiamo intervistato Sabrina Vedovotto, co-curatrice di Roma città aperta, un progetto dalla Nomas Foundation di Roma a partire dal premio Montblanc de la Culture, Arts Patronage Award 2019.


Roma città aperta è un progetto che coinvolge gli artisti della capitale e i loro studi, solitamente luoghi privati e intimi, qual è la sua genesi?


Direi che è stata una genesi particolare, nata dalla esigenza di due persone che si sono trovate ad avere la stessa idea in merito ad una precisa necessità di questa città. Sia io che Raffaella Frascarelli, di Nomas Foundation, ci siamo rese conto che in un periodo così complesso come quello che stavamo vivendo, e che stiamo vivendo tuttora, ci fosse bisogno di mettere un punto, da cui iniziare, di capire cosa stesse succedendo in una città come Roma. Un pubblico da coinvolgere, gli artisti da sollecitare nella ricerca di un nuovo approccio con la città. Il progetto poi è stato anche molto apprezzato, ed è diventato, tra le altre cose, un evento Collaterale della Quadriennale. c'è anche da dire che roma città aperta prevede una serie di incontri, talks, seminari, da realizzare assieme a Lia Fassari, Direttore dell’Unità di Ricerca Aesthetics in the Social.


Roma città aperta è una ricerca in fieri, attuale ma anche volta al futuro. Quali sono gli obiettivi finali che vuole raggiungere?


Roma città aperta vuole soprattutto rendere l'arte democratica, aprire gli studi a tutti i cittadini romani, farli partecipi di un mondo che può apparire lontano. Il nostro più grande desiderio è quello di far interagire le persone con tutta l'arte, portandoli a visitare studi di artisti che possono trovarsi nella strada attigua alla loro casa, ma di cui erano assolutamente ignari. siamo certe che la distanza tra il pubblico e l'artista è solo mentale, è una forbice che in pochissimo tempo potrà chiudersi, permettendo così la nascita di nuovi rapporti, relazioni umane, tutto grazie all'arte.


Quali sono le motivazioni che portano un artista a scegliere una realtà come Roma per stabilire la propria ricerca e il proprio studio?


Molti artisti sono nati in questa città, altri vanno e vengono, la abbandonano per poi tornare. Credo che Roma sia un luogo magnifico ma difficile, mi immagino che per gli artisti crei una sorta di corto circuito, una tensione perenne atta ad avvicinare e ad allontanare. Devo dire che ultimamente mi sembra, ci sembra, che la città stia provando a dare risposte diverse rispetto agli anni precedenti. Vedo maggiore entusiasmo, stanno nascendo nuove realtà, nuovi gruppi, collettivi di giovani artisti che si stanno muovendo davvero molto bene.



Attualmente Roma città aperta è condizionato dalle norme sanitarie vigenti nel nostro paese. Quali strategie alternative di fruizione sono state adottate?


Per ora è difficile poter portare le persone negli studi, quindi stiamo lavorando alacremente alla piattaforma, dove si può vedere la lista, in fieri, degli artisti che hanno aderito, ed anche alla pagina Instagram, dove stiamo inserendo delle mini interviste di dieci, quindici minuti, grazie alle quali gli artisti inizia a raccontare il proprio lavoro. Certamente non vediamo l’ora di realizzare, finalmente, un vero studio visit in presenza.


Come è stato pensato il percorso concepito per persone dotate di qualità sensoriali e fisiche straordinarie?


Ci stiamo ragionando ancora, credo che ogni percorso sarà diverso anche in virtù di come sono fati gli studi degli artisti, non sarà semplice, ma ci teniamo tantissimo. Vogliamo che l’arte sia davvero per tutti.


Sono stati anche coinvolti i Municipi di Roma. In che modo?


Stiamo lavorando molto con i municipi, e devo dire che abbiamo trovato persone straordinarie che sono felici di accompagnarci in questo nostro progetto. Saranno loro che ci favoriranno una relazione più concreta con il tessuto connettivo di ogni quartiere, è con loro che vogliamo strutturare rapporti atti a convogliare le nostre energie verso Associazioni di quartiere che saremo felici di coinvolgere per i nostri studio visit. Stiamo pensando anche a possibile relazioni con le biblioteche romane, ma anche con i mercati rionali. Quale posto migliore per inserirsi nella realtà di un quartiere?


Roma città aperta vuole essere un appello volto a mappare lo scenario artistico romano. Come si presenta oggi il panorama artistico capitolino?


Ci sono moltissimi artisti bravi capaci, con una storia molto interessante alle spalle. Ma quello che risulta ancora più interessante è tutto un sottobosco di persone che non sono strettamente nel campo dell’arte, ma che invece vorrebbero farne parte. C'è un grande desiderio di fare arte, di restituire bellezza, e questo lo trovo positivo, anche se poi ovviamente non tutti possono essere definiti artisti.

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