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Intervista a Vincenzo Marsiglia


Vincenzo Marsiglia, qui ritratto da Giuseppe Grasso, è un artista poliedrico e multimediale che ha fatto della stella a quattro punte la sua cifra stilistica. Nei suoi lavori è possibile osservare una contemporaneità legata all'utilizzo di medium digitali e legati agli strumenti di comunicazione oltre al desiderio di realizzare opere transitorie e mutevoli.


Dopo il diploma all'Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano, hai iniziato a esporre negli anni Novanta. Com'è cambiato il tuo modo di fare arte nel corso degli anni? Quali sono i medium che hai utilizzato e quelli su cui più ti sei focalizzato?

Il mio modo di fare arte ha avuto sempre un'evoluzione negli anni, così come la filosofia stessa del fare arte, e nello stesso modo si sono evoluti anche i materiali/medium utilizzati. Il mio passaggio all'utilizzo della non pittura risale alla fine degli anni ’90 con la sperimentazione del feltro. Grazie a questo materiale potevo avere una gamma di colori amplia e con questa tecnica è nato anche il mio segno di riconoscimento: "UM" Unità Marsiglia stella a quattro punte.

I materiali hanno avuto sempre un'evoluzione nei miei lavori, grazie al continuo sviluppo della mia visione dovuto soprattutto alla curiosità che mi permette di spaziare in vari campi. Le mie sperimentazioni spaziano dalla pittura all'utilizzo dei materiali più disparati, sino ad approdare all'utilizzo delle nuove tecnologie: con i quadri interattivi creati con l'assemblaggio di un computer, webcam e software e poi il passaggio successivo con lo studio delle applicazioni per iPad. La tecnologia mi serviva e mi serve tuttora per creare sempre più l'interazione con il pubblico e il variare dell'opera stessa nei suoi colori e nelle sue forme.

Oltre l'attenzione alla tecnologia, all'interazione tra questa e il pubblico e all'immersione digitale, vi sono anche tecniche tradizionali che mi piace mettere in relazione tra loro. Credo molto nel concetto del non perdere mai la manualità, anche se si utilizza la tecnologia. Il marmo e la carta, infatti, vengono utilizzati per creare le opere dalla serie intitolata "Fold": origami generati dal segno modulo.

L'ultima mia esperienza tecnologica si riferisce all'immersione dello spettatore nella stessa opera grazie all'utilizzo della tecnologia Hololens2, dove la realtà aumentata si fonde con la realtà concreta. È la prima volta che questa tecnologia viene portata nel mondo dell'arte. Come detto prima i medium che sto utilizzando maggiormente in questo periodo sono il marmo, la carta e le applicazioni per iPad appositamente create.


Star Interactive, 2009, feltro, stampa digitale, Lcd, computer software e webcam, 240x300cm


Le tue opere si sviluppano sempre da una stella a quattro punte, un vero e proprio simbolo distintivo che viene indagato attraverso modalità diverse. Ti va di raccontarci da dove trae origine questa ispirazione e qual è il suo significato?

La stella a quattro punte nasce intorno al 1996 da una forte esigenza di essere riconosciuto, così come è avvenuto nel caso di alcuni artisti quali Capogrossi con le sue "forchette", Fontana con i suoi "tagli" e Castellani con i suoi "chiodi", tutti artisti che comunicavano con un segno, un gesto ben preciso. La stella nasce dalla rotazione di un modulo a bande che usavo in quegli anni e con l'incrociarsi di queste due forme romboidali ho individuato il segno, riproporzionandolo con una misura ben precisa. Da quel giorno, questo segno denominato Unità Marsiglia, dialoga con ogni supporto e architettura nel quale si inserisce.

Dal 28 settembre si è tenuta la Milano Design City: una manifestazione dedicata all'innovazione, alla sostenibilità e alla riprogettazione degli spazi urbani. All'interno di questo contesto hai presentato, per Art&Design - progetto curato dall'interior designer Andrea Castrignano City che unisce l’operatività delle aziende alla creatività degli artisti - "Emotional Space", un'installazione site-specific che sollecita la percezione visiva e uditiva. Ci parli di questo progetto?

L'esperienza del progetto Art&Design è stata molto importante: quando ho ricevuto l'invito da Serena Cassissa e Andrea Castrignano ho accettato immediatamente la sfida. L'invito era per un determinato luogo, ovvero la zona bagno degli spazi. "EMOTIONAL SPACE" è una project room dove si sviluppano le varie visioni e tematiche del mio lavoro artistico.

L'installazione è concentrata in pochi metri quadri, dove il preesistente deve dialogare con le opere create site specific; l'idea è quella di generare il più possibile l'interazione con il pubblico, suddividendo l'installazione in quattro momenti. Il tutto avvolto dalla colonna sonora composta per l'occasione da Ocrasunset alias Simone Boffa.

Sulla parete principale troviamo due opere create con iPad, specchi e stikers: il segnale dell'iPad viene proiettato sulla parete. Mi interessavano le varie possibilità della fruizione e dell'interazione con lo spettatore, la cui immagine infatti viene immersa nella geometria optical del bianco e del nero e sovrapposta come una specie di pelle sulla superficie degli specchi e delle strutture esistenti. Il fruitore ha quindi una doppia e triplice visione di sé stesso. Sempre per rimanere nel tema interattività, in questa zona ho voluto attivare la sinergia con l'azienda Duravit; ho quindi creato un ready made con i loro e il mio specchio interattivo, amplificando e moltiplicando l'immagine di chi si trova davanti all'opera e ho quindi cercato di donare più respiro a quella porzione della stanza.

Lo spettatore avrà una doppia visione: quella reale riflessa dagli specchi normali, posizionati nei due lati delle pareti e dal terzo specchio come base; la seconda visione sarà invece digitale. Inoltre gli specchi della Duravit sono dotati di una loro luce interna, ciò gli permette di illuminare la zona senza interferenze facilitando così la ripresa dello specchio interattivo effettuata con la webcam. Sempre all'interno della Project Room troviamo l'installazione dal titolo WRAP #6, che consiste nell'occupare lo spazio tramite la geometrizzazione per mezzo del mio segno. Wrap è una struttura costituita da nastri in tessuto acrilico fluorescente e dalla sezione piatta.

Il concetto che ho voluto esprimere in quest'opera è una reminiscenza degli anni '80, con l'utilizzo del neon di wood per far esaltare il colore fluorescente dei fili e l'immersione in un ambiente buio dal riverbero blu.

Le geometrie pensate per un determinato ambiente sono sempre in relazione con l'architettura del luogo stesso, dove l'intervento crea falsi piani e uno sfondamento delle prospettive. L'intento è quello di far immergere lo spettatore in una architettura nuova. Ho inoltre installato due dittici in marmo incisi.

Questi progetti d'interconnessione tra artista, azienda e curatori sono molto importanti. Grazie a queste iniziative si possono realizzare realtà che a volte, per il budget o per l'impossibilità stessa della realizzazione, è difficile portare a termine. Queste opportunità stimolano inoltre le aziende a partecipare attivamente ai progetti degli artisti.

Holo Private Immersion, 2020, Hololens2 e applicazione per Hololens


Parliamo di Buonanotte, borgo in Abruzzo caratterizzato da un forte status di abbandono, e del progetto "Buonanotte Contemporanea" che personalmente abbiamo molto apprezzato. Com'è nata la tua collaborazione in questo progetto? 

La mia collaborazione è iniziata tramite una selezione di artisti della curatrice Maria Letizia Paiato e Casa Associati, un gruppo di architetti di Pescara composto da Fabio Armillotta, Carmela Palmieri e N. Marco Santamauro.

C'è da dire una cosa importante: questo gruppo di architetti puntava alla messa in sicurezza del paese Buonanotte (prese questo nome per via di una leggenda medioevale) attraverso gli interventi degli artisti. Oltre a me, infatti, ne sono stati selezionati altri due: Jasmine Pignatelli e Artan Shalsi. Vorrei citare altri due nomi per la grande riuscita dei Buonanotte Contemporanea, ovvero Maura Mantelli, per tutto il lavoro grafico, e Francesco Castellani per il Docu Backstage che ha testimoniato tutti i passaggi del progetto, dalla prima visita, alla nascita delle opere, sino al giorno dell'inaugurazione.


L'opera che hai presentato è "Kaleidoscope", come nasce l'idea di quest'opera? In che modo risponde allo scopo del progetto di creare soluzioni in dialogo con la natura e il territorio circostante? 

Il progetto "Kaleidoscope" è stato studiato come esperienza sensoriale. Il fruitore entra in una cellula, dove riceve una sensazione di protezione e di immersione totale, attuato attraverso il colore generato dagli inserti in vetro con pellicola dicroica (nelle due tonalità calda e fredda) e dal mutamento continuo dovuto alla diversa inclinazione della luce. Tutta la struttura è stata studiata per dare leggerezza, forza e allo stesso tempo trasparenza.

La sua posizione mette in sicurezza una zona scoscesa tra i due edifici, ora protetta, e offre un inedito punto di vista sul paese nuovo Montebello sul Sangro, grazie alla sua collocazione aggettante sulla città stessa; la forma della struttura a cannocchiale con apertura ottagonale e chiusura esagonale enfatizza la visione.

La mia idea era che l'installazione avesse una doppia vita, sia diurna che notturna, per questo durante la notte la forma vista dal nuovo paese - grazie alle sue linee minimali e al suo colore bianco opaco - sembrerà una sorta di astronave atterrata nella notte.

L'installazione architettonica Kaleidoscope, come è stato menzionato nella domanda, ha come scopo il dialogo tra natura e territorio. L'opera oltre a essere posizionata in modo da essere fruita da molteplici punti presenta un importante riferimento a Gabriele D'Annunzio, infatti Kaleidoscope si rifà alla grotta descritta nella sua opera teatrale "La Figlia di Iorio". Questo punto ben preciso, che si trova nel parco della Majella, è la Grotta del Cavallone. L'installazione è in stretto dialogo con tutto il territorio circostante.


Kaleidoscope, 2020, ferro verniciato, plexiglass e pellicole dicroiche, 280x300x270cm (@RobertoSala)


Nel 2018 hai esposto per la prima volta in Svizzera, con l'esposizione Be The First presso la galleria D10 Art Space di Ginevra. Sono numerose anche le tue presenze all'estero in esposizioni collettive, come ad esempio l'Art Elysées. Com'è stato accolto il tuo lavoro nella città svizzera e più in generale nel territorio estero? 

Nel 2018 ho avuto quest'occasione importante di esposizione nel territorio svizzero grazie alla curatrice Julie Fazio che ha portato la mia personale alla Galleria D 10 Art Space, dove ho presentato una ricognizione sul mio lavoro. In realtà questa non è stata l'unica esperienza in Svizzera, precedentemente ho esposto in due fiere giovani di Basilea come Scope dalla Galerie Charlot di Parigi e la YIA con la galleria Boesso Art Gallery di Bolzano.

L'ultima esperienza a Ginevra è stato un evento esterno per Art Geneve curato sempre da Julie Fazio e Sophie Jacquemoud, in uno spazio interessantissimo a fianco al Museo d'Arte Contemporanea MAMCO. Ho avuto molte esperienze all'estero tramite fiere e mostre, soprattutto in Germania, Francia e Svizzera.

Il mio lavoro ha sempre generato una grande curiosità, soprattutto per la mia visione incentrata sui materiali e per il mio lavoro in ambito tecnologico. La Francia mi ha dato un maggiore risultato da questo punto di vista, in particolar modo la città di Parigi, dove ho potuto esporre numerose volte sia in occasioni fieristiche, personali e collettive. Il mio lavoro è arrivato anche a essere esposto a Londra, Miami e New York.

Parliamo della piccola chiesetta di Santo Stefano di Polignano a Mare, oggi conosciuta con il nome di Exchiesetta. Nel 1968, a soli tre mesi dalla morte di Pino Pascali, veniva tramutata in una galleria a lui intitolata. Nel 2018, in questo luogo suggestivo e a cinquant'anni dalla morte di Pascali, hai presentato Clopen. Ci parli di quest'opera e della sua relazione con l'edificio?

L'invito del curatore Roberto Lacarbonara a realizzare il progetto per l'Ex Chiesetta mi ha donato un'emozione immensa, soprattutto per lo stimolo di dovermi confrontare con uno spazio così connotato e intriso di storia, passata e contemporanea. Voglio riportare una parte di testo scritto da Roberto Lacarbonara: "nel gergo della matematica topologica, con il termine clopen si definisce un insieme numerico al contempo chiuso (close) e aperto (open), condizione che si verifica in due sole istanze possibili: l'insieme dei numeri Reali (sia razionali che irrazionali) oppure nella condizione di un insieme Vuoto".

Il progetto che ho voluto realizzare, infatti, era quello di portare il fuori dentro e viceversa. Ho creato un segno architettonico sulla facciata partendo sempre dalla stella. Con questa struttura in ferro dal color nero opaco, generata dai punti di costruzione della facciata stessa, ho voluto creare un rimando alla tradizione pugliese delle luminarie, infatti una parte ben precisa dell'installazione è illuminata da una luce bianca a led.

Per quanto concerne l'interno dello spazio ho creato una proiezione ortogonale della facciata stessa con l'uso dei fili fluorescenti e del neon di wood. Anche questo intervento crea due visioni: uno diurno, in cui la luce all'interno crea ombre e segni colorati. Nella visione notturna i fili si accendono grazie al neon e ricreano il pieno e il vuoto dello spazio.


Clopen, 2018,(@MarinoColucci/SferaEdizioni)


Vuoi anticiparci qualcosa sui prossimi progetti?

Il progetto più imminente, che si terrà nel mese di dicembre, sarà per la Maker Art Faire di Roma, più precisamente nella versione online della sezione Arte curata da Valentino Catricalà. In questa occasione sarò rappresentato dalla Fondazione Luca&Katia Tomassini di Orvieto. Il mio progetto sarà visibile in due differenti momenti sulla piattaforma della fiera, curata da Davide Sarchioni e Davide Silvioli.

La prima sarà la simulazione di un viaggio generato per mezzo della realtà aumentata grazie alla tecnologia hololens2, in cui lo spettatore sarà immerso nella visione delle tre stanze create per l'esperienza fisica. Il viaggio all'interno del video sarà molto colorato e si vedrà che il simbolo che mi caratterizza "UM" si plasmerà come una pelle su tutte le superfici. L'esperienza non sarà solo visiva ma anche sonora, sempre grazie alla collaborazione con Ocrasunset che ha composto un sound dedicato per l'applicazione degli hololens2.

La seconda esperienza sarà un progetto interattivo virale con il coinvolgimento del pubblico stesso. Sarà chiesto a chi si collegherà sulla piattaforma web di partecipare alla raccolta dei ritratti che sto portando avanti da anni con l'utilizzo della mia applicazione per iPad dal nome Interactive Star App. Il partecipante invierà, tramite una mail creata appositamente, il proprio ritratto scattato tramite cellulare o direttamente dalla webcam del computer, nel momento della ricezione i ritratti verranno elaborati da me tramite l'applicazione e immessi nel contenitore Maker Faire.

Per renderli ancor più virali la serie di ritratti verranno condivisi sui canali social della Fiera e anche su quelli della Fondazione Luca e Katia Tomassini, per creare una connessione continua Fiera/Fondazione/Artista.

Nei prossimi mesi realizzerò due mie personali: la prima alla galleria NM Contemporary di Montecarlo e la seconda in occasione della Water Light Festival di Bressanone all'interno del Forte di Fortezza (sede di Manifesta nel 2008) in collaborazione con la Galleria Boesso Art Gallery di Bolzano.


Be Reflected, 2020, marmo, onice, fili fluorescenti, specchio e neon di wood (@ZoeRigante)

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