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Intervista al Collettivo Curatoriale della mostra "REFOLDED. Percorsi meta-artistici"

È in corso, fino al 18 gennaio alla Fondazione Pastificio Cerere a Roma, la mostra REFOLDED. Percorsi meta-artistici" curata dal Collettivo Curatoriale composto dagli studenti della X edizione del Luiss Master of Art, Master Universitario di I livello della Luiss Business School con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva. Il tema scelto per questo progetto è la meta-arte, ovvero la riflessione che l'arte compie su se stessa e sono esposte le opere di tredici artisti– Yuri Ancarani, Simone Cametti, Francesco Capponi, David Casini, Francesca Cornacchini, Fabrizio Cotognini, Chiara Fantaccione, Kensuke Koike, Goldschmied & Chiari, Gianni Politi, Alessandro Scarabello, Serena Vestrucci, Stefania Vichi – a cui si aggiungono i tre finalisti del Premio Internazionale Generazione Contemporanea, indetto dal Luiss Creative Business Center: Silvia Bigi, il duo Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Francesco Fossati.


1. Il tema centrale è la meta-arte, cioè la riflessione che l'arte compie su sé stessa. Come avviene questa riflessione all'interno del percorso espositivo?


La meta-arte è un filo conduttore che costruisce la mostra, il nostro punto di partenza, la conditio sine qua non del percorso espositivo. Tutte le opere sono state scelte sulla base del concept, esattamente come il modo in cui dialogano tra di loro. Dalla prima stanza, dove la maestosa installazione di Francesca Cornacchini è esposta accanto ai diciotto contenitori di metallo di Francesco Capponi. Rielaborazione mitica e fotografia sono le due modalità attraverso cui la mostra inaugura il concetto di meta-arte. E poi il video e la ripresa del paesaggio, nella seconda stanza, con Bora di Yuri Ancarani, che dialoga con il medium fotografico attraverso Untitled View di Goldschmied & Chiari e Family Album di Silvia Bigi. La terza stanza è apparentemente più tradizionalista: si torna sulla tela con Alessandro Scarabello e Fabrizio Cotognini, al marmo con Simone Cametti. Si ragiona sui materiali, dunque, ma anche sui concetti, sull’estetica ma anche e soprattutto sul patrimonio storico artistico - italiano e non. Il concept si snoda all’interno del percorso mostra con una climax crescente; all’inizio è accennato, quasi impercettibile: una suggestione. Diventa più preponderante nella seconda stanza, dove è evidente la direzione che la mostra stia prendendo ma non è ancora del tutto chiara la destinazione finale. Con la terza stanza si fa un passo indietro, si torna ai materiali e ai temi cari alla tradizione storico-artistica. Meta-arte non solo con gli strumenti contemporanei, dunque, ma anche con ciò che il passato ha da offrire. L’ultima stanza non lascia dubbi riguardo al concept. Il tema della riflessione diventa qui esplicito, quasi martellante. A partire da Paesaggio di Chiara Fantaccione, che rielabora il tema del paesaggio in chiave contemporanea, sottraendolo alla cornice e rendendolo un prato vero e proprio, su cui è poggiato un monitor. Con Bora di Ancarani (nella seconda stanza) il paesaggio è dentro a uno schermo. Ora è il monitor a trovarsi dentro a un paesaggio; il contenitore diventa contenuto, e viceversa. E poi Trucco di Serena Vestrucci, che usa un medium completamente differente, torna alla tela ma al posto della pittura tradizionale utilizza il make-up. David Casini, che miniaturizza e rielabora il concetto di natura morta. Kensuke Koike, le cui colonne stravolgono l’architettura classica; Stefania Vichi, che omaggia i panneggi della Firenze medicea; Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, che elaborano il tema utilizzando materiali di scarto; Gianni Politi, con una cornice vuota, che invita la visitatrice/ il visitatore a interrogarsi su cosa ci sia al di là dell’opera. E infine, di fronte, Ash Gray di Francesco Fossati: un tubetto di vernice che sembra pronto a esplodere e a inondare di colore quel quadro stranamente vuoto.


Chiara Fantaccione, Paesaggio, prato, palla, monitor, video-proiezione. Installation view, Fondazione Pastificio Cerere. Crediti: Sveva Angeletti | Valerio Carosi


Francesco Fossati, Ash Gray, Lotto 02, Tubetto 00/11, cenere, olio di semi di lino biologico, alluminio, carta. Installation view, Fondazione Pastificio Cerere. Crediti: Sveva Angeletti | Valerio Carosi


2. La tradizione storico-artistica svolge un ruolo importante all'interno della mostra. In che modo è presente nelle opere esposte e qual è, secondo voi, il legame con la contemporaneità?


La tradizione storico-artistica fa sì che le opere in mostra si riconoscano debitrici di un passato che intendono omaggiare e da cui non possono prescindere. Germano Celant, infatti, sosteneva che “tradizione non significa esaltazione del passato, ma necessità di riordinare le azioni per avere un presente e non un equivoco”. Per questo motivo abbiamo ritenuto il passato indispensabile per dare significato all’attualità. La dialettica che si instaura con la storia non si sintetizza in un colto citazionismo, né il suo fine è la mera illustrazione. Il bagaglio della tradizione storico-artistica stimola così una riflessione sull’oggi come risultato necessario del passato che viene rielaborato sempre nuovo ed attuale nelle opere in mostra. Non a caso la rielaborazione della tradizione storico-artistica è una delle tre categorie da noi scelte al fine di circoscrivere e definire in maniera più precisa il tema della meta-arte.


Fabrizio Cotognini, Olimpo 2.0, Esculapio (dettaglio), foglia d’oro 24 carati, matita rossa, matita Terra di Siena, biacca, inchiostro su incisione originale del XVIII secolo. Installation view, Fondazione Pastificio Cerere. Crediti: Sveva Angeletti | Valerio Carosi


3. Gli artisti presenti in mostra sono sedici, secondo quali criteri e modalità sono stati scelti?


Per la selezione dei tredici artisti e dei tre finalisti del Premio Internazionale Generazione Contemporanea ci siamo orientati su artisti under 45 ed operanti in Italia. Il limite generazionale è stato determinato anche dalla giovane età dei membri del collettivo curatoriale, mentre il secondo criterio ha risposto al tentativo di descrivere lo stato dell’arte in Italia. Ovviamente nel processo di selezione degli artisti, un ruolo fondamentale è stato giocato dal nostro ricco e variegato background fatto di storici dell’arte, archeologi e architetti, filosofi, giuristi, economisti ed esperti in comunicazione.


4. Considerando il periodo storico, è stato necessario pensare ad una piattaforma virtuale. Quali sono state le maggiori difficoltà di questa condizione?


Quando a marzo 2020 è stata comunicata la chiusura del territorio italiano, il collettivo si trovava alla genesi di REFOLDED. Il Master era iniziato da circa un mese e avevamo avuto poche occasioni di confronto. Un primo ragionamento era stato avanzato sulla meta arte, ma nulla di più. Poche erano le certezze e molte invece le preoccupazioni di non poter realizzare la mostra. Il primo ostacolo è stato organizzare i nostri incontri, non più in presenza ma unicamente virtuali. Le web call spesso duravano dalle tre alle quattro ore al giorno. Il compito era quello di ascoltare le idee di 32 individui e provare a sintetizzarle in un unico concept. Il lavoro di ricerca da remoto è stato intenso, non possiamo negare ci sono stati momenti di sconforto e di confronto, ma con l'aiuto di tutti abbiamo canalizzato le energie e continuato a progettare e programmare. L'umore cambiava con le decisioni del Governo fin quando non è stata proclamata la riapertura. Abbiamo quindi optato per la suddivisione in gruppi di lavoro nei quali, per attitudini e competenze, operavamo all'unisono con il fine di presentare all'intero collettivo l'avanzamento dei lavori. Democraticamente abbiamo ascoltato le idee di tutti e un aneddoto divertente che spesso raccontiamo è che in un anno di lavoro avremmo superato circa cento votazioni per arrivare ad un'idea comune. È stato un anno duro e faticoso per tutti e molteplici sono stati i ripensamenti, ma le difficoltà ci hanno unito e spronato a lavorare. Sicuramente ci ricorderemo di questa esperienza.


5. La mostra è aperta dal 14 dicembre 2020 e sarà visitabile fino al 18 gennaio 2021 negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere a Roma. Che riscontro ha la mostra, tenuto conto della sua fruizione virtuale?


Possiamo ritenerci davvero soddisfatti, nonostante le attuali disposizioni non permettano una fruizione fisica, siamo riusciti a raggiungere un numero elevato di interlocutori. L’intensa comunicazione e le relative attività proposte hanno contribuito al successo mediatico della mostra; le iniziative collaterali proposte, da “Intervallo d’arte” o “Arte&Musica” sino a “Talking art”, hanno permesso un tipo di fruizione diversa, più interattiva. Spesso sono stati gli artisti stessi che hanno promosso attivamente i progetti realizzati da REFOLDED. I dati insight forniti dai nostri social indicano un valido riscontro in termini di visibilità e di azione: il vero successo è stata proprio la piattaforma online di approfondimento, il numero di visualizzazioni ha superato le nostre più rosee aspettative. Un dato altrettanto interessante è fornito dal nostro vernissage online a cui hanno partecipato un migliaio di utenti, un vero successo! La piattaforma virtuale è stata una vittoria, la scommessa tecnologica del collettivo.

La fruizione fisica, nonostante gli impedimenti, sembra sia stata molto gradita. Gli “addetti al settore” e alcuni artisti, che hanno avuto modo di visitarla, sono rimasti molto soddisfatti.


6. Vi siete focalizzati anche sulla comunicazione, attraverso progetti di promozione sui social e percorsi di approfondimenti. Come sono stati pensati?


Abbiamo puntato tutto sul digitale, in parte costretti dalla situazione sanitaria e in parte perché tale era la direzione che la comunicazione stava già inevitabilmente prendendo. Il tentativo di compensare la tanto temuta impossibilità di fruire dal vivo la mostra, ci ha portato a cercare di realizzare contenuti interattivi, come la rubrica “Arte&Musica” (per cui, su suggerimento del pubblico di Instagram, abbiamo realizzato una playlist Spotify per ogni artista in mostra) e il laboratorio didattico “Intervallo d’arte”. Abbiamo ragionato cercando di guardare da lontano la prospettiva d’insieme, tentando di prevedere le reazioni, le aspettative dei fruitori verso la narrazione della mostra che abbiamo costruito e proposto con un’attenta pianificazione mensile, adattandoci al mutare in corso d’opera dei canali che abbiamo utilizzato, come è stato per i reel di Instagram. Ci siamo concentrati sulle particolarità comunicative di ognuno di quelli che abbiamo deciso di utilizzare, sia da un punto di vista crossmediale, adattando il contenuto veicolato al diverso canale, che transmediale, proponendo contenuti diversi che andassero a completarsi sui vari media coinvolti. Un esempio è “Note a piè di pagina”, una raccolta di suggestioni e riferimenti esterni relativi alle opere in mostra (contenuti visivi, sonori, provenienti da cultura pop e non solo), che sono stati diffusi tramite i social media, la piattaforma online e il catalogo, mantenendo contenuti differenti. La piattaforma refoldedonline.com è stata il nostro progetto principale oltre alla mostra. Essi infatti si presentano come due progetti complementari, che si arricchiscono a vicenda e garantiscono vita l’una all’altra. Oltre al focus sul concept della meta-arte e sui singoli artisti, sono state pensate diverse forme di approfondimento, come la documentazione fotografica dell’allestimento, video interviste con panoramiche della mostra allestita e contenuti audio divisi in “Talking art” e “Recording art”, pensati per dare una prospettiva più completa al visitatore. In questo modo, tramite “Talking art” possono essere ascoltate quelle che sarebbero state le nostre audioguide con tanto di QR code, a cui alcuni membri del collettivo curatoriale hanno prestato la voce. Ma l’analisi del processo creativo è ciò che ha da sempre destato più fascino. Per dirlo con la voce dell’artista, per indagare il suo lavoro entrando direttamente nella sua testa, è nato “Recording art”, una raccolta di audio forniti direttamente dagli artisti in risposta a tutte le nostre domande sulla loro ispirazione.


7. Un'altra idea di intrattenimento è "lntervallo d'arte", un laboratorio pensato a distanza. Di cosa si tratta?


“Intervallo d’arte” è un progetto educativo nato dall’esigenza di diffondere il più possibile i temi ed i contenuti della nostra mostra, rivolgendoci ad un pubblico giovane. Contestualmente si è pensato che in questo momento di incertezza, di limitazioni ed isolamento, l’arte più che mai necessitasse di essere resa fruibile e godibile anche nelle sue forme più elementari e, per così dire, ludiche. La proposta didattica, dunque, è ispirata dalle opere di alcuni degli artisti e delle artiste selezionati/e per la mostra ed è stato ideato e sviluppato in formato virtuale per rispondere alle esigenze e limitazioni dettate dalla situazione attuale. Tuttavia, l’intento è stato quello di preservare e non sacrificare in alcun modo il potere comunicativo e formativo dell'arte che diviene strumento e oggetto di condivisione. Originariamente si era pensato ad attività laboratoriali da svolgere in presenza presso la Fondazione Pastificio Cerere, al fine di garantire l’instaurazione di un dialogo creativo e stimolante con le opere d’arte. Nell’impossibilità di accedere allo spazio espositivo, ci siamo reinventati ed abbiamo optato per la comunicazione online sulla scia delle proposte didattiche elaborate contestualmente da altre realtà del settore. Il nostro obiettivo è stato quello di avvicinare bambini e ragazzi ai linguaggi dell’arte contemporanea e di valorizzare il ruolo dell'arte nel processo formativo in età evolutiva. Attraverso attività laboratoriali, da realizzare comodamente a distanza e utilizzando gli strumenti di cui si dispone a casa, si stimolano le abilità creative e inventive dei giovani.

All’interno di schede in formato PDF, si propone un’introduzione alla poetica di ogni singolo artista, una breve spiegazione dell’opera in mostra, un video tutorial e un elenco dei materiali utili per la riproduzione dell’opera.


8. Parliamo del Premio Internazionale Generazione Contemporanea, che è arrivato alla V edizione ed intende promuovere l’arte contemporanea sostenendo artisti under 35. Il premio, quest’anno, è stato vinto dal duo Comensoli_Colciago; vi andrebbe di parlarci della sua opera?


Attraverso la sua opera, il duo Comensoli_Colciago vuole esprimere il senso del tutto e l’equilibrio universale, impegnandosi nella ricerca di un’unità superiore tra forma, colore e gesto. Sigillo_05 è realizzata con materiali di scarto, dove il vuoto assume quasi il ruolo di protagonista. L’opera è costituita da tubi industriali colorati di materiale plastico e di metallo, assemblati tra loro attraverso connettori e, infine, stabilizzati grazie a legature di fili di ferro. La connessione dei vari elementi asseconda la loro stessa natura e forma, creando una perfetta unità. Sembra qui inverarsi una riflessione sul processo scultoreo, un movimento catartico che parte dalla gestualità degli artisti, per i quali i materiali abbandonati convivono ed entrano in dialogo con lo spazio vuoto che gli avvolge. Sigillo_05 è il gesto portato a compimento e fuso con la materia, un processo invisibile che diviene tangibile. Gli scarti dei materiali che compongono l’opera potrebbero descrivere un moderno contesto urbano, caratterizzato da continui mutamenti di ciò che lo compone. È un paesaggio ridotto, decostruito, mostrato quasi nella sua ultima e più profonda essenza.


Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Sigillo_05, tubo in ferro, tubo del gas, tubo in polietilene. Installation view, Fondazione Pastificio Cerere. Crediti: Sveva Angeletti | Valerio Carosi


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